Il mobile larario (dal latino lararium) è un arredo domestico dell’antica Roma destinato al culto familiare.
Che cos’era:
Era una piccola edicola, nicchia o armadietto (a volte fisso, a volte mobile)
Serviva a ospitare le statuette dei Lari, divinità protettrici della casa, insieme ai Penati e al Genio del pater familias
Dove si trovava:
All’interno della casa romana, spesso nell’atrio
nella cucina o in un punto centrale dell’abitazione
A cosa serviva:
Per offerte quotidiane (vino, cibo, incenso)
Per riti domestici legati alla protezione della famiglia e della casa
Perché “mobile”:
In alcuni casi non era una nicchia murata, ma una struttura trasportabile o un piccolo mobile ligneo dedicato al culto.
il mobile larario era il “santuario domestico” romano, un oggetto che univa religione, famiglia e vita quotidiana.
Mobile larario dalla Casa del Mobilio carbonizzato di Ercolano , ritrovato sotto la colata pirocrastica dell'eruzione del Vesuvio del 79 dC.
Museo del Parco Archeologico di Ercolano.

Uno spaccato della realtà che ci circonda.
Nel 1973, otto persone sane entrarono in ospedali psichiatrici e scoprirono qualcosa di terrificante. Una volta che sei etichettato come pazzo, non c'è quasi via d'uscita.
L'esperimento fu condotto dallo psicologo David Rosenhan e iniziò con una semplice domanda che la medicina non aveva mai seriamente messo alla prova: i professionisti formati possono distinguere in modo affidabile la sanità mentale dalla malattia mentale?
Per scoprirlo, Rosenhan reclutò otto "pseudopazienti". Erano persone comuni: uno studente laureato, un pediatra, uno psichiatra, un pittore, una casalinga. Tutti mentalmente sani. Ognuno si offrì volontario per fare una cosa — e una sola — per essere ricoverato.
Dovevano entrare in un ospedale psichiatrico e dire di sentire delle voci. Tutto qui. Nessuna crisi drammatica. Nessuna delirio bizzarro. Nessun comportamento violento. Solo una calma descrizione di parole udite come "vuoto", "cavo" e "tonfo". Ognuno di loro fu ricoverato.
Immediatamente dopo il ricovero, i volontari smisero di fingere. Si comportarono normalmente. Parlarono chiaramente. Collaborarono. Socializzarono. Dissero al personale che le voci erano cessate. Non importava.
I dottori e gli infermieri ora vedevano tutto attraverso un'unica lente: la malattia mentale.
Prendere appunti? → "Comportamento di scrittura compulsivo". Stare vicino alla postazione delle infermiere? → "Ricerca patologica di attenzione". Aspettare il pranzo? → "Ansia legata alla fissazione orale". Essere educato e calmo? → "Affetto appropriato nell'ambito del quadro patologico".
La diagnosi arrivò rapidamente — e rimase fissa. Sette furono etichettati con schizofrenia. Uno con psicosi maniaco-depressiva. Nessuno fu riconsiderato. La degenza media durò 19 giorni. Un volontario rimase ricoverato per 52 giorni. Non perché fosse malato. Ma perché l'istituzione aveva già deciso che lo fosse.
Ecco la parte più inquietante. I dottori non misero mai in discussione il loro giudizio. Gli infermieri non riconsiderarono mai nulla. Le cartelle si riempirono di un linguaggio tecnico e sicuro che faceva sembrare il normale comportamento umano come un sintomo.
Eppure, qualcun altro se ne accorse immediatamente. I pazienti. Nel giro di pochi giorni, veri pazienti psichiatrici presero in disparte i volontari e sussurrarono cose come: "Tu non sei pazzo", "Sei un giornalista, vero?", "Tu non dovresti stare qui".
Su centinaia di interazioni, nemmeno un singolo pseudopaziente fu identificato come sano dal personale ospedaliero. Ma dozzine di pazienti reali riconobbero la verità.
L'esperimento rivelò qualcosa di profondamente scomodo. La diagnosi non si basava sul comportamento. Si basava sul contesto. Una volta che una persona aveva varcato la soglia istituzionale, ogni sua azione veniva reinterpretata per adattarsi all'etichetta già assegnata. Le prove non contavano più. La normalità stessa diventava invisibile.
Quando Rosenhan pubblicò lo studio — "On Being Sane in Insane Places" (Essere sani in luoghi folli) — il mondo della psichiatria esplose. Gli ospedali protestarono. I medici erano furiosi. Alcuni sostennero che lo studio fosse poco etico. Un ospedale sfidò direttamente Rosenhan: "Mandaci i tuoi falsi pazienti", dissero. "Li smaschereremo". Rosenhan accettò.
Nei tre mesi successivi, l'ospedale identificò 41 pazienti in arrivo come impostori. Erano orgogliosi della loro vigilanza. Rosenhan non aveva mandato nessuno. Il danno era fatto.
Lo studio dimostrò quanto potentemente le etichette distorcano la percezione, come le istituzioni possano diventare cieche di fronte agli individui, e quanto facilmente la certezza sostituisca la curiosità una volta che l'autorità prende il sopravvento. Contribuì ad innescare riforme radicali nella diagnosi psichiatrica, diede un contributo allo sviluppo di criteri diagnostici più rigorosi e ridefinì la valutazione della malattia mentale.
Ma la lezione più profonda andò ben oltre la psichiatria. Mostrò come i sistemi possano intrappolare le persone in narrazioni che non hanno scelto. Come l'essere percepiti in un certo modo possa contare più di ciò che si è realmente. E come la cosa più difficile da far credere a un'istituzione… sia che potrebbe sbagliarsi.
Otto persone sane entrarono in ospedali psichiatrici nel 1973. Ne uscirono con una verità che cambiò per sempre la medicina. A volte l'illusione più pericolosa non è quella dei pazienti. È di coloro che credono di non poter mai sbagliare.
- Di Tetiana Helibova

A sostegno delle parole di Paola Cappellin sulla vicenda della “famiglia nel bosco”
Con questo articolo voglio esprimere il mio pieno sostegno alle parole di Paola Cappellin, che condivido profondamente. Il suo intervento sulla vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco”, al centro della cronaca di questi giorni, solleva questioni che non possono essere ignorate.
Con amara ironia, Paola richiama l’attenzione sull’inefficacia — e talvolta sulla pericolosità — di assistenti sociali e tribunali dei minori, spesso incapaci di intervenire dove sarebbe davvero necessario, ma pronti ad agire con durezza in situazioni che non lo richiederebbero.
Nel caso della famiglia nel bosco, con il pretesto di tutelare i diritti dei bambini, questi sono stati strappati ai genitori e alla loro vita. Più che una misura di protezione, questa decisione appare come una punizione verso chi ha scelto un modello di vita diverso, dimostrando che è possibile vivere anche al di fuori delle sovrastrutture imposte dal sistema.
Paola Cappellin https://www.facebook.com/paola.cappellin
(video) https://www.facebook.com/share/v/1Dk4Em9uf5
"Mi prendo questo momento di pausa perché volevo fare i miei più sinceri complimenti a tutte quelle figure che ritengo, che ho sempre ritenuto, estremamente inutili, anzi deleterie, in questo paese, che sono gli assistenti sociali e i tribunali dei minori. Figure incapaci di agire dove serve, vedi ultimamente i due bambini uccisi dalle madri, oppure quotidianamente i casi di tutti i bambini rom che a scuola proprio non ci vanno e le uniche cose che imparano a casa è delinquere, rubare e nient'altro, ma riescono invece ad andare a rompere i coglioni e fare danni dove tutto filerebbe liscio.
Ovviamente sto parlando del caso della "famiglia nel bosco", dove con la scusa di tutelare i diritti dei bambini questi sono stati brutalmente strappati alle loro famiglie, i loro genitori e alla loro vita felice. Ovviamente è chiaro che questo gesto non è a tutela proprio di nessun diritto di nessun bambino, ma è molto evidentemente un voler punire chi non si adegua, chi sceglie diversamente, chi dimostra pericolosamente di poter vivere benissimo, anzi meglio, senza tutte quelle sovrastrutture che ci impone questo sistema di merda e a cui tutti, che ci piaccia o no, ormai ci siamo rassegnati, io compresa ovviamente.
I commenti pro decisione di portare via i bambini sono tutti più o meno sulla falsariga del dire: "ma questi bambini che non frequentano i loro pari, da adulti saranno degli emarginati, degli isolati". Cosa che secondo me è un pensiero estremamente errato. perché dico questo? perché a mio parere la socializzazione e la felicità di un bambino non dipende dalla quantità di persone che frequenta. Se pensiamo poi che ormai la maggioranza dei minori è insieme solo fisicamente, ma poi di fatto è totalmente assorbita, e rincoglionita da smartphone, tv, tablet e chi più ne ha più ne metta, ci immaginiamo che un bambino sia emarginato se non frequenta una classe di trenta alunni, se non mangia alla mensa, se non vive la routine.
Ma la verità è che l'isolamento dipende dalla mancanza di comunicazione, cosa molto attuale, e non dalla mancanza di folla. E la scuola parentale che i genitori di questi bambini hanno deciso per loro non è isolamento, non è mancanza di socializzazione, non è una cosa negativa, è una scelta consapevole e tra l'altro legale in Italia.
Nelle classi pollaio che conosciamo, nella normalità diciamo, nella nostra normalità, si verificano spessissimo episodi di bullismo, di cattiverie fra minori, appunto fra i bambini, di umiliazioni. Questo perché i bambini vengono lasciati soli emotivamente, nonostante ci siano numerosissimi professori. Un bambino può sentirsi molto più solo in mezzo duecento coetanei piuttosto che in una famiglia che lo apprezza, lo valorizza, gli insegna i veri valori della vita, non lo umilia e appunto lo apprezza per quello che è, e non per quello che deve diventare.
In questo modo avrà una forza interiore, una consapevolezza di sé e del mondo che lo circonda e una determinazione che pochi ad oggi posseggono. E a mio parere è proprio questo che spaventa: che esistono al mondo persone in grado di ragionare davvero, di riconoscere autenticamente il giusto dallo sbagliato, il vero dal falso, che possano riuscire a vivere autonomamente senza aver bisogno di tutte quelle sovrastrutture che ci impone il sistema e che quindi possano ribellarsi ad esso ed insegnare ad altri a farlo.
Quindi in conclusione io penso che questi bambini non crescerebbero più emarginati, più isolati. crescerebbero molto più forti, molto più consapevoli, molto più pericolosi per il sistema, perché il loro essere fuori dal mondo in realtà è quello che li renderebbe molto più liberi e molto più vicini alla verità. E la verità ad oggi è che voi che li avete strappati alla loro vita fate schifo."
- Ciò la festa nello zaino 😎🎶

GRETA
"Sono Asperger e questo significa che sono diversa dalla norma.
A scuola ero sempre sola, senza amici, mi sedevo in un angolo.
A casa lo stesso, stavo male, avevo un disturbo alimentare.
Tutto è passato ora, perché ho capito qual è la mia strada.
Non sono la bambina arrabbiata che urla davanti ai leader mondiali, non sono come alcuni media mi rappresentano, sono una ragazza timida, studiosa, una nerd che ha a cuore il presente e il futuro del Pianeta e dunque anche il mio.
Ho trovato uno scopo in un mondo che spesso sembra vuoto e senza significato a così tante persone. Quando gli odiatori se la prendono per il tuo aspetto e la tua differenza, significa che non sanno dove andare.
E tu sai che stai vincendo."
Il 3 gennaio 2003 nasce, a Stoccolma, Greta Thunberg.
La ragazza diviene l'icona della battaglia contro i cambiamenti climatici, prima manifestando da sola davanti al Parlamento svedese, poi ispirando le manifestazioni giovanili in ogni continente.
Su Greta si è detto di tutto in questi anni, molte persone l'hanno accusata di essere stata manovrata, o favorita, da altri. Il punto, però, è che la ragazza ripete ciò che gli scienziati denunciano da anni, totalmente inascoltati. Grazie a lei milioni di persone hanno compreso i gravi rischi a cui va incontro l'umanità, ma grandi cambiamenti nelle agende politiche ed energetiche mondiali non se ne vedono. La questione sono i cambiamenti climatici, non il personale giudizio su Greta, ma in troppi ancora non l'hanno capito.
Inoltre, fondamentale sarebbe ripensare finalmente anche al concetto di giustizia sociale e a unire le battaglie per l'ambiente con quelle per i diritti umani. Come disse il grande Chico Mendes:
"L'ambientalismo senza lotta di classe è giardinaggio".
Ma, mentre le differenze tra gli esseri umani si espandono a dismisura invece di diminuire, mentre una rivoluzione di giustizia globale sembra ancora lontanissima e, di certo, non si intravvede all'orizzonte di un pianeta che, al contrario, pare sempre più essere affascinato da dittatori e da reazionari, in mancanza di soluzioni migliori si potrebbe almeno cominciare con il "giardinaggio".
Un altro aspetto che ci tengo a evidenziare sulla giovane svedese è il suo costante attivismo in favore della causa palestinese. Per le manifestazioni a cui ha partecipato è stata arrestata più volte in Europa e anche umiliata dai sionisti, che si sono accaniti in particolar modo su di lei dopo aver sequestrato le navi e gli equipaggi della Flotilla in acque internazionali.
Negli ultimi anni la sua battaglia è divenuta scomoda al mondo occidentale, quindi si è deciso di oscurarne le azioni e di denigrarla sistematicamente come essere umano. Evidentemente non era così manovrata come un burattino dai "poteri forti" come in tanti, sia a destra che a sinistra, hanno ululato sin dall'inizio.
Buon compleanno a Greta, e buona vita a lei.
Nel 2020 le abbiamo dedicato una delle puntate del nostro programma radiofonico.
https://drive.google.com/file/d/1KABT_3hhL0jqOsva4-7X_SehsKqvPY6d/view?usp=drivesdk

ANTONIO GRAMSCI
"Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno.
Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione.
Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito.
Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc.
È un torto in genere delle date.
Dicono che la cronologia è l’ossatura della storia; e si può ammettere.
Ma bisogna anche ammettere che ci sono quattro o cinque date fondamentali, che ogni persona per bene conserva conficcate nel cervello, che hanno giocato dei brutti tiri alla storia.
Sono anch’essi capodanni.
Il capodanno della storia romana, o del Medioevo, o dell’età moderna.
E sono diventati così invadenti e così fossilizzanti che ci sorprendiamo noi stessi a pensare talvolta che la vita in Italia sia incominciata nel 752, e che il 1490 0 il 1492 siano come montagne che l’umanità ha valicato di colpo ritrovandosi in un nuovo mondo, entrando in una nuova vita.
Così la data diventa un ingombro, un parapetto che impedisce di vedere che la storia continua a svolgersi con la stessa linea fondamentale immutata, senza bruschi arresti, come quando al cinematografo si strappa il film e si ha un intervallo di luce abbarbagliante.
Perciò odio il capodanno.
Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno.
Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno.
Nessun giorno preventivato per il riposo.
Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore.
Nessun travettismo spirituale.
Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse.
Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano.
Perché hanno tripudiato i nonni dei nostri nonni ecc., dovremmo anche noi sentire il bisogno del tripudio.
Tutto ciò stomaca.
Aspetto il socialismo anche per questa ragione.
Perché scaraventerà nell’immondezzaio tutte queste date che ormai non hanno più nessuna risonanza nel nostro spirito e, se ne creerà delle altre, saranno almeno le nostre, e non quelle che dobbiamo accettare senza beneficio d’inventario dai nostri sciocchissimi antenati."
Antonio Gramsci, 1 gennaio 1916

C’è un momento, nel cuore della notte, in cui i pensieri pesano più del dovuto.
Il buio, il silenzio e la solitudine ingrandiscono ogni problema, lo rendono definitivo, insuperabile. Alle tre del mattino tutto sembra perduto.
Poi arriva l’alba.
La luce rientra piano nelle cose, i rumori tornano, il caffè borbotta sul fuoco e la vita ricomincia a muoversi. Con il giorno cambiano le proporzioni: ciò che pareva impossibile diventa affrontabile.
Ci si accorge allora che forse si può resistere.
Che le voci amiche confortano.
Che la città che si sveglia ricorda una verità semplice: da soli siamo fragili, insieme possiamo reggere il peso.

Ogni civetta ha la sua casa, un albero
Ogni civetta ha la sua casa, un albero
ma il barbagianni invece no (no no no nooo)
ma un barbagianni invece noooo.
Una civetta può cantare quando le pare
Una civetta può cantare quando le pare
ma il barbagianni invece no (no no no nooo)
ma il barbagianni invece noooo.
Volerò via come un miraggio per questo che non è che una questione di piumaggio
preferirò grotte di tufo son sempre meglio che restar con quattro allocchi e un gufo!
Un barbagianni che è da solo non può campare
ma se son cento la civetta dovrà volare via
ma il barbagianni invece no (no no no nooo)
ma il barbagianni invece noooo.
Seguire schemi ben precisi di evoluzione
porterà tutte le civette all'estinzione
noi barbagianni invece no (no no no nooo)
noi barbagianni invece noooo
Volerò via come un miraggio per questo che non è che una questione di piumaggio
preferirò grotte di tufo son sempre meglio che restar con quattro allocchi e un gufo!
Volerò via come un miraggio per questo che non è che una questione di piumaggio
preferirò grotte di tufo son sempre meglio che restar con quattro allocchi e un gufo!
https://youtu.be/L-LuxCt2fZY?si=uRoXXygLs3ZyKIRx

Toda la noche borracho en la vía
Cerveza, whisky y también de la sangría
Toda la noche mezclando licor
Más confusión, menos dolor
Toda la noche ruido de bomba
¿Es mi cabeza o por realidad?
La libertad es un arma apuntada
Humanidad significa matar
Ma finirà, come un temporale
Come un acido che ha preso male
Come un film di cui so già il finale
So che finirà
Come l'acqua che evapora al sole
Come una cantilena che dice
"Non può esistere un mondo migliore"
Todas las vacas, la noche está morena
Tu non distingui catene e libertà
Tutti quei sogni comprati dai ricchi
Y es con tu vida que pagarás
El presidente en militar parada
Ha confundido fascismo y resistencia
Lui disquisisce con saggia bonomia
E al resto pensa la polizia
Ma finirà, come un temporale
Come un acido che ha preso male
Come un film di cui so già il finale
So che finirà
Come l'acqua che evapora al sole
Come una cantilena che dice
"Non può esistere un mondo migliore"
L'erba calpestata da stivali militari
Diventa più forte, mette le ali
Cacciabombardieri si schiantano per terra
Soldati dell'impero disertano la guerra
E non è certo a nome mio che hai parlato
Sventolando bandiere di partito
E non è certo a nome mio che hai sparato
Ma finirà, come un temporale
Come un acido che ha preso male
Come un film di cui so già il finale
So che finirà
Come l'acqua che evapora al sole
Come una cantilena che dice
"Non può esistere un mondo migliore"
https://youtu.be/L6VMZVNNJqc?si=kH3nY-8LcT8WNjt7

Non che le feste comandate natalizie mi rendono nostalgico e più attaccato a mio figlio. O forse un po' sì, ma comunque quella merda della madre di mio figlio non vuole che io abbia più presenza di 2 giorni a settimana nella sua vita.
Non posso neanche augurarle che soffra schiacciata sotto un tram, perché ne soffrirebbe anche mio figlio.
La cattiveria l'egoismo la stupidità di questa merda mi sta facendo pagare il prezzo della mia libertà. Libertà di essermi rifiutato di farle da marito, a questa merda schifosa non autosufficiente.
Un abbraccio a Nathan e Catherine (quelli della famiglia nel bosco) che anche loro, in altra forma, stanno pagando il prezzo della libertà.
In qualche modo andrà bene!
Ti amo cucciolo! ❤️