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Videogiochi e smartphone - Gabriella Tupini

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Perché i cristiani furono perseguitati a Roma?

"Perché gli antichi romani, che sono famosi per essere tolleranti verso tutti gli Dei, hanno perseguitato i cristiani?"

ChatGPT: In effetti, gli antichi Romani erano famosi per la loro tolleranza religiosa: quando conquistavano un popolo, non imponevano i propri dèi ma anzi spesso adottavano divinità straniere (Iside dall’Egitto, Mitra dalla Persia, Cibele dall’Asia Minore, ecc.). Quindi perché i cristiani furono perseguitati?

La differenza sta nel rapporto tra religione e società romana. Ecco i motivi principali:

Il rifiuto del culto pubblico e degli dèi tradizionali

La religione romana era strettamente legata alla vita pubblica, alla politica e alla coesione dello Stato. Offrire sacrifici agli dèi e all’imperatore non era solo un atto religioso, ma un dovere civico.

I cristiani rifiutavano di partecipare a questi culti, cosa vista come atto di ateismo e disprezzo verso la comunità.

Il rifiuto del culto imperiale

Dal I sec. d.C. si diffuse il culto dell’imperatore come figura semi-divina. Non venerare l’imperatore equivaleva a un atto di slealtà verso Roma.

I cristiani, riconoscendo un solo Dio, rifiutavano categoricamente di compiere gesti di venerazione verso l’imperatore, apparendo come sovversivi.

Segretezza e incomprensione

Le riunioni cristiane (eucaristia, agapi fraterne) erano private e spesso notturne. Questo generava sospetti: i romani li accusavano di pratiche misteriose, persino di cannibalismo (per via del “corpo e sangue di Cristo”).

L’assenza di immagini divine e di templi tradizionali li faceva sembrare “senza religione”.

Esclusività della fede

I romani accettavano nuovi culti purché non fossero esclusivi. Un cittadino poteva venerare Giove e Iside senza problemi.

Il cristianesimo, invece, richiedeva fedeltà assoluta a un solo Dio e il rifiuto di ogni altro culto: ciò minava la logica pluralista e sincretica di Roma.

Timore di destabilizzazione sociale

Poiché i cristiani si rifiutavano di partecipare alle feste pubbliche, ai sacrifici e persino al servizio militare in alcuni casi, venivano percepiti come una minaccia all’ordine e alla pax deorum (la pace con gli dèi, fondamentale per il bene della città).

Durante crisi (pestilenze, carestie, invasioni), si tendeva a considerarli i responsabili dell’ira divina.

👉 In sintesi: non fu tanto il contenuto della fede cristiana a renderli bersaglio, ma il fatto che non rispettavano i doveri religiosi pubblici e civici di Roma, apparendo come una setta ostile alla comunità e potenzialmente sovversiva.

Essere genitori - Gabriella Tupini

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Accoglienza nel Westeros

Sii gentile con gli stranieri e loro lo saranno con te.

- Il trono di spade stagione 7 episodio 1

La canzone dei folli (raccolta di poesie di Charles Bukowski)

Non finirà mai, non ci saranno
soccorsi né pietà né cose vive,
andrà tutto avanti, inutilmente, percorso
di menzogne e vecchie abitudini,

continuerà così, vita di un corpo
senza testa, rifacendo sempre lo stesso
cammino, ripetendo gli stessi trucchi,
sognando sogni già sognati,

come in una montagna deserta,
e nonostante miliardi di esseri
non ci sarà un solo vero uomo,
soltanto eterni rifiuti, 

e saranno veri soltanto gli animali, 
soli depositari di grazia e puro spirito,
saranno loro gli ultimi, gli autentici,
gli onesti, brace e significato profondo, 

il lupo avrà cuore
e la pantera polmoni
e l’aquila occhi, 

e l’ultima guerra sarà un uomo seduto su una
sedia, che se la ride di tutto quanto.

Borghesia (C. Lolli)

Vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia,
non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia.
Sei contenta se un ladro muore, se si arresta una puttana,
se la parrocchia del Sacro Cuore acquista una nuova campana.
Sei soddisfatta dei danni altrui, ti tieni stretti i denari tuoi,
assillata dal grande tormento che un giorno se li riprenda il vento.
E la domenica, vestita a festa, con i capifamiglia in testa,
ti raduni nelle tue chiese, in ogni città, in ogni paese.
Presti ascolto all'omelia rinunciando all'osteria,
così grigia così per bene porti a spasso le tue catene.

Vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia,
non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia.
Godi quando gli anormali sono trattati da criminali,
chiuderesti in manicomio tutti gli zingari e gli intellettuali,
ami ordine e disciplina, adori la tua polizia
tranne quando deve indagare su un bilancio fallimentare.
Sai rubare con discrezione, meschinità e moderazione,
alternando bilanci e conti, fatture e bolle di cassazione
Sai mentire con cortesia, cinismo e vigliaccheria,
hai fatto dell'ipocrisia la tua formula di poesia.

Vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia,
non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia.
Non sopporti chi fa l'amore più di una volta alla settimana,
chi lo fa per più di due ore, chi lo fa in maniera strana
Di disgrazie puoi averne tante, per esempio una figlia artista
oppure un figlio commerciante o, peggio ancora, comunista.
Sempre pronta a spettegolare in nome del civile rispetto,
sempre fissa ad ascoltare un orizzonte che si ferma al tetto.
Sempre pronta a pestare le mani a chi arranca dentro a una fossa
sempre pronta a leccar le ossa del più ricco e dei suoi cani.

Vecchia piccola borghesia, vecchia gente di casa mia,
per piccina che tu sia, il vento un giorno ti spazzerà via.

Dio è morto (F. Guccini)

Ho visto
La gente della mia età andare via
Lungo le strade che non portano mai a niente
Cercare il sogno che conduce alla pazzia
Nella ricerca di qualcosa che non trovano
Nel mondo che hanno già, dentro alle notti che dal vino son bagnate
Lungo le strade da pastiglie trasformate
Dentro le nuvole di fumo del mondo fatto di città
Essere contro ad ingoiare la nostra stanca civiltà
E un dio che è morto
Ai bordi delle strade, dio è morto
Nelle auto prese a rate, dio è morto
Nei miti dell'estate, dio è morto

Mi han detto
Che questa mia generazione ormai non crede
In ciò che spesso han mascherato con la fede
Nei miti eterni della patria o dell'eroe
Perchè è venuto ormai il momento di negare
Tutto ciò che è falsità, le fedi fatte di abitudine e paura
Una politica che è solo far carriera
Il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto
L'ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto
E un dio che è morto
Nei campi di sterminio, dio è morto
Coi miti della razza, dio è morto
Con gli odi di partito, dio è morto

Ma penso
Che questa mia generazione è preparata
A un mondo nuovo e a una speranza appena nata
Ad un futuro che ha già in mano
A una rivolta senza armi
Perchè noi tutti ormai sappiamo
Che se dio muore è per tre giorni e poi risorge
In ciò che noi crediamo, dio è risorto
In ciò che noi vogliamo, dio è risorto
Nel mondo che faremo, dio è risorto

Ah che sarà

Ah, che sarà, che sarà
Che vanno sospirando nelle alcove
Che vanno sussurrando in versi e strofe
Che vanno combinando in fondo al buio
Che gira nelle teste, nelle parole

Che accende candele nelle processioni
Che va parlando forte nei portoni
E grida nei mercati che con certezza
Sta nella natura, nella bellezza

Quel che non ha ragione né mai ce l'avrà
Quel che non ha rimedio né mai ce l'avrà
Quel che non ha misura

Ah, che sarà, che sarà
Che vive nell'idea di questi amanti
Che cantano i poeti più deliranti
Che giurano i profeti ubriacati
Che sta sul cammino dei mutilati

E nella fantasia degli infelici
Che sta nel dai e dai delle meretrici
Nel piano derelitto dei banditi

Ah, che sarà, che sarà
Quel che non ha decenza né mai ce l'avrà
Quel che non ha censura né mai ce l'avrà
Quel che non ha ragione

Ah che sarà, che sarà
Che tutti i loro avvisi non potranno evitare
Che tutte le risate andranno a sfidare
Che tutte le campane andranno a cantare
E tutti gli inni insieme a consacrare

E tutti i figli insieme a purificare
E i nostri destini ad incontrare
Perfino il Padreterno da così lontano
Guardando quell'inferno dovrà benedire

Quel che non ha governo né mai ce l'avrà
Quel che non ha vergogna né mai ce l'avrà
Quel che non ha giudizio

Ah che sarà, che sarà
Quel che non ha governo né mai ce l'avrà
Quel che non ha vergogna né mai ce l'avrà
Quel che non ha giudizio

Ah che sarà, che sarà
Quel che non ha governo né mai ce l'avrà
Quel che non ha vergogna né mai ce l'avrà
Quel che non ha giudizio

- Chico Buarque de Holanda

https://youtu.be/fqyTiFrOQ8k?si=wHMWZptN962Dilvj

Il falso sé

“L’uomo si identifica con il ruolo che è costretto a vivere: padre, figlio, padrone, operaio, dirigente, impiegato, intellettuale, guru, furbo, tonto, forte, debole, ecc. Per ognuno di questi ruoli esistono comportamenti sociali, abbigliamenti, modi di pensare e di esprimersi cui ciascuno si adegua inconsapevolmente. E quindi non siamo mai individui autentici, ma veri e propri imitatori: imitiamo modelli e stereotipi prodotti dalla società in cui viviamo. Persino nei comportamenti più intimi recitiamo in realtà dei ruoli precostituiti.
L’inquinamento della nostra mente è troppo esteso.
Bisogna imparare a dire la verità, ma per dire la verità, bisogna essere diventati capaci di conoscere che cos’è la verità e che cos’è la menzogna, soprattutto in se stessi.“

Georges Ivanovič Gurdjieff

Molestie nascoste

Marie-France Hirigoyen è una psichiatra, psicoterapeuta e psicoanalista francese, nota per i suoi studi sulla violenza psicologica e, in particolare, sul concetto di molestie morali (in francese le harcèlement moral).

Il suo libro più famoso è:
"Molestie morali. La violenza perversa nella famiglia e nel lavoro"
(Titolo originale: Le harcèlement moral: la violence perverse au quotidien, pubblicato in Francia nel 1998 e in Italia nel 2000).

📚 Contenuto principale del libro

🔹 Che cos'è la molestia morale?

La "molestia morale" secondo Hirigoyen è una forma di violenza psicologica insidiosa e distruttiva, che si esercita:

in ambito familiare (partner, genitori, figli),

sul luogo di lavoro (colleghi, superiori, dipendenti),

talvolta nella società o nei contesti istituzionali.

Non si manifesta attraverso atti fisici, ma tramite:

silenzi, umiliazioni, insinuazioni, svalutazioni continue, isolamento, manipolazione sottile.

Lo scopo (spesso inconscio) è distruggere l’identità dell’altro, il suo equilibrio emotivo, e talvolta anche la sua reputazione.

🧠 Il meccanismo perverso

Secondo Hirigoyen, alla base delle molestie morali c’è spesso una personalità perversa narcisistica, che agisce in modo calcolato o automatico per:

esercitare potere, dominare, ridurre l’altro al silenzio o alla sottomissione.

Il molestatore morale può non urlare mai o non usare parole offensive dirette. Piuttosto:

fa leva sulla colpa, distorce la realtà, nega l’evidenza, crea confusione nella vittima, la isola per renderla più fragile.

🧍‍♀️ La vittima

La vittima tipica di molestie morali è spesso una persona:

empatica, sensibile, idealista, che cerca il dialogo e la cooperazione,

ma che finisce per dubitare di sé, isolarsi, e sviluppare sintomi psichici o somatici (ansia, depressione, disturbi psicosomatici).

🧯 Come difendersi?

Hirigoyen suggerisce che:

Riconoscere la violenza psicologica è il primo passo fondamentale (spesso non è chiaro all'inizio).

Parlarne con altri, uscire dall'isolamento.

Chiedere aiuto a professionisti (psicoterapeuti, avvocati, sindacati in ambito lavorativo).

In certi casi, tagliare i rapporti è l’unica via per proteggersi.

📌 Temi correlati trattati nel libro

Differenza tra conflitto e molestia morale.

Differenza tra personalità narcisistica e personalità perversa.

Stalking e molestie ripetute.

Conseguenze psichiche e sociali per le vittime.

Il ruolo delle istituzioni (famiglia, azienda, giustizia).

📣 Perché il libro è importante?

Il libro ha avuto un forte impatto in Francia e in Europa, tanto da influenzare la legislazione francese, che ha riconosciuto il reato di harcèlement moral nel codice penale e del lavoro.

Ha aperto un dibattito importante sul tema della violenza invisibile, soprattutto nei luoghi dove ci si aspetta protezione (casa, lavoro), contribuendo a rompere il silenzio intorno a queste dinamiche distruttive.

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