Agata si taglia i capelli in cucina
Esce, ruba un Ciao e scappa
Il pomeriggio si muove come una lucertola
Agata è bella, ha dei cavi in tasca
Vuole fare una strage al panificio
Si concentra, fabbrica una bomba
Con i deodoranti
Passami un fiammifero
Agata corre
Con il giubbotto di Mohamed
Ha fatto un buco imbarazzante
Tra la tempesta e la stazione
Adolescente Lavatrice
Sulla passeggiata mare
E tutte le case sono spazzatura
Tutte le persone sono spazzatura
Agata si taglia i capelli in cucina
Esce, ruba un Ciao e scappa
Agata corre
Con il giubbotto di Mohamed
Agata è bella, ha dei cavi in tasca
Vuole fare una strage al panificio
Adolescente fabbrica una bomba
Con i deodoranti, passami un fiammifero
Tutte le persone sono spazzatura
Tutte le persone sono spazzatura
Tutte le persone sono spazzatura
Spazzatura, spazzatura
Tutte le persone sono spazzatura
Tutte le persone sono spazzatura
Tutte le persone sono spazzatura
Passami un fiammifero
Tutte le persone sono spazzatura
Tutte le persone sono spazzatura
Tutte le case sono spazzatura
Spazzatura, spazzatura
Tutte le persone sono spazzatura
Tutte le persone sono spazzatura
Tutte le case sono spazzatura
Spazzatura

Domanda di natura etica e filosofica: se sono stato assolto per minacce, perché alla fine devo pagare l'avvocato?
Lo Stato è una macchina enorme, complessa, spesso percepita come lenta, burocratica e piena di ingranaggi arrugginiti. Io, personalmente, provo una certa soddisfazione nel riuscire a individuare le sue contraddizioni e le sue falle, sfruttandole quando questo significa ottenere un vantaggio amministrativo, economico o anche morale, soprattutto quando ritengo di essere dalla parte della ragione.
Comunque, sulla domanda iniziale, voglio sentire cosa dice ChatGPT, cioè quella che probabilmente è la voce più mediana possibile: il punto di vista medio della società dei professionisti, degli intellettuali e dei burocrati.
ChatGPT risponde:
" È una domanda che tocca due piani diversi: quello del diritto e quello dell'etica.
Dal punto di vista giuridico, l'assoluzione significa che non sei stato riconosciuto colpevole del reato. Tuttavia, l'avvocato ha comunque svolto un'attività professionale (studio degli atti, colloqui, udienze, difesa) e, in linea di principio, il suo compenso è dovuto indipendentemente dall'esito del processo. È come un medico: anche se la terapia non fosse necessaria perché alla fine si scopre che il paziente è sano, il lavoro svolto va comunque retribuito.
Dal punto di vista etico, però, la questione è più complessa. Si possono sostenere almeno tre posizioni:
L'etica della responsabilità: hai avuto bisogno di una difesa perché eri imputato; chi ti ha assistito ha dedicato tempo e competenze, quindi è giusto che venga pagato.
L'etica della giustizia riparativa: se eri innocente, è ingiusto che tu debba sostenere un costo economico per difenderti da un'accusa infondata. In un sistema ideale, dovrebbe essere lo Stato o, in alcuni casi, chi ha provocato ingiustamente il processo a sostenere quel costo.
L'etica utilitarista: pagare comunque gli avvocati garantisce che tutti abbiano accesso a una difesa qualificata. Se il pagamento dipendesse dall'assoluzione o dalla condanna, molti professionisti eviterebbero casi complessi o rischiosi.
Molti filosofi del diritto riconoscono che esiste una tensione tra due principi:
è giusto retribuire il lavoro dell'avvocato;
è ingiusto che una persona innocente subisca un danno economico per essersi difesa.
Per questo, in alcuni ordinamenti sono previsti meccanismi come il gratuito patrocinio o, in casi particolari, il rimborso delle spese legali. Tuttavia, in Italia, salvo ipotesi specifiche, l'assoluzione non comporta automaticamente che lo Stato rimborsi le spese dell'avvocato.
Quindi, da un punto di vista filosofico, la tua perplessità è fondata: essere assolti e dover comunque sostenere spese rilevanti può apparire in contrasto con l'idea intuitiva di giustizia. Dal punto di vista del diritto vigente, invece, l'assoluzione e il compenso dell'avvocato sono due questioni distinte. "
Le tre risposte sono sono diverse e si contraddicono: da una parte si dice che non è giusto che un innocente paghi per difendersi, dall'altra si dice che è giusto pagare l'avvocato perché ha lavorato.
La verità è che sono due principi in conflitto.
L'etica utilitaristica ha una sua forza: crea competizione, professionalità e specializzazione. Gli avvocati, avendo un incentivo economico, investono nella propria formazione e diventano più preparati. In questa logica, un avvocato più costoso potrebbe garantire una difesa migliore.
Ma qui nasce un problema morale: è giusto che una persona colpevole, solo perché possiede più denaro, possa permettersi la difesa migliore rispetto a chi non può pagare?
Un sistema giusto dovrebbe quindi garantire che anche chi non ha risorse economiche abbia accesso a un avvocato competente e adeguatamente retribuito dallo Stato.
La teoria secondo cui "un lavoro va sempre pagato perché è stato svolto" è corretta, ma forse troppo semplice se applicata automaticamente al processo penale. Sarebbe perfetta per il lavoro di un falegname: una persona commissiona un tavolo, il falegname lo costruisce e viene pagato.
Ma il processo penale è un'altra cosa.
L'avvocato non produce un oggetto materiale. Il suo lavoro si inserisce dentro una dinamica molto più ampia: comportamenti umani, emozioni, errori, interpretazioni, fortuna o sfortuna, attività della polizia, decisioni delle procure, valutazioni dei tribunali.
Il falegname opera in un rapporto diretto tra due soggetti: uno vuole un bene, l'altro lo produce.
L'avvocato penale invece spesso entra in gioco perché una persona è stata coinvolta in una situazione che non ha scelto e non ha voluto. Alla base del suo lavoro ci sono istituzioni come polizia, procure e tribunali: istituzioni fondamentali, ma composte da esseri umani e quindi inevitabilmente soggette a errori.
Del resto, se le istituzioni fossero sempre perfette, non esisterebbero proteste, critiche politiche e quella continua percezione popolare di essere governati male.
Se fossi un avvocato non potresti nascondere il fatto che molti dei tuoi clienti derivano potenzialmente da una situazione che non si sono cercati e che non hanno voluto. Nascono da una vicenda in cui, alla base, ci sono le istituzioni: la polizia, una caserma, una denuncia, una procura, un tribunale. Sono proprio queste realtà che generano il lavoro dell'avvocato penalista e, in un certo senso, sono le stesse entità che gli permettono di vivere. E questo fa di te, avvocato, una merda ottusa e senza morale.
Queste entità istituzionale, per quanto fondamentali, sono composte da esseri umani e quindi possono sbagliare. Nessuno può negare questa possibilità; altrimenti non si spiegherebbe perché nella società ci siano continuamente critiche verso le istituzioni, verso la politica e verso lo Stato, né perché il popolo manifesti spesso la propria insoddisfazione accusando chi governa di aver commesso errori o ingiustizie.
È evidente che, in una situazione ideale, in un mondo realmente giusto, uno Stato giusto non dovrebbe far ricadere sul cittadino assolto il peso economico della propria difesa. Se una persona viene riconosciuta innocente, il costo per aver dovuto dimostrare la propria innocenza dovrebbe forse essere sostenuto dal sistema che ha generato quel procedimento.
Il gratuito patrocinio rappresenta un tentativo di correggere questa contraddizione, ma l'accesso è limitato da requisiti economici molto rigidi: occorre avere un reddito annuo inferiore alla soglia prevista dalla legge di circa 12.500 euro, un patrimonio compatibile con i limiti stabiliti, e vengono addizionate anche le condizioni economiche del nucleo familiare, perché i redditi dei componenti conviventi si sommano a quello dell'imputato.
Una persona denunciata per un reato come le minacce (come me), poi assolta, ne può quindi uscire dal processo con una vittoria giuridica ma con un danno economico significativo costringendola a pagare €5.500.
Viva il 1789!
Quando la Rivoluzione francese mise sotto accusa i privilegi e colpì:
nobili e aristocratici: proprietari terrieri, ufficiali dell'esercito monarchico, membri della corte;
clero: vescovi, sacerdoti e religiosi contrari alla politica rivoluzionaria;
borghesi: avvocati, commercianti, imprenditori e professionisti accusati di tradimento o opposizione.
🏴🏴🏴🏴

Confondere il muro che vediamo con il bordo del mondo, è il più antico modo di smettere di cercare. https://www.facebook.com/share/v/1EsnWjTGNy/
Angelo Rizzo
Dubitare di tutto o credere a tutto sono 2 soluzioni ugualmente comode, entrambe dispensano dal riflettere.
Henri Poincaré
Cos'è la electronic ptychography?
L'electronic ptychography (o electron ptychography) è una tecnica avanzata di microscopia elettronica che permette di ricostruire immagini di un campione con una risoluzione superiore a quella ottenibile con i metodi convenzionali. Negli ultimi anni ha permesso di osservare singoli atomi con una precisione senza precedenti.
Come funziona
L'idea è diversa da quella di un normale microscopio elettronico.
Invece di illuminare tutto il campione in una volta:
1. Un fascio di elettroni molto piccolo viene focalizzato su una minuscola regione del campione.
2. Il fascio viene spostato ("scansionato") in modo che le aree illuminate si sovrappongano parzialmente.
3. In ogni posizione non si registra direttamente un'immagine, ma il pattern di diffrazione degli elettroni.
4. Un algoritmo matematico combina tutte queste migliaia di pattern per ricostruire sia:
la struttura del campione;
la fase dell'onda elettronica, che contiene molte informazioni normalmente perse.
È un po' come ricostruire un puzzle avendo moltissime fotografie sfocate ma sovrapposte: ciascuna contiene poche informazioni, ma insieme permettono di ottenere un'immagine estremamente dettagliata.
Perché è così potente?
Nei microscopi elettronici tradizionali la risoluzione è limitata da fattori come:
le aberrazioni delle lenti elettromagnetiche;
il rumore;
la perdita dell'informazione di fase.
La ptychography supera in parte questi limiti perché sposta molta dell'elaborazione dal sistema ottico al calcolo computazionale.
In pratica:
sfrutta tutta l'informazione contenuta negli elettroni diffusi;
corregge digitalmente molte imperfezioni;
permette una risoluzione anche migliore del limite imposto dalle sole lenti.
Dove viene usata?
È molto utile per studiare:
materiali bidimensionali (come grafene);
semiconduttori;
catalizzatori;
batterie;
difetti atomici;
biomolecole sensibili alle radiazioni.
Quanto è precisa?
Con strumenti moderni (specialmente i microscopi elettronici a trasmissione, o STEM) si possono distinguere dettagli inferiori a 0,2 Å (ångström), cioè meno di 20 picometri.
Per confronto:
diametro di un atomo di idrogeno ≈ 0,5 Å;
diametro di un atomo di carbonio ≈ 0,7 Å.
Questo significa che è possibile misurare con estrema precisione la posizione relativa degli atomi all'interno di un cristallo.
Un'analogia
Immagina di voler fotografare una moneta al buio.
Con una macchina fotografica normale ottieni una foto un po' sfocata.
Con la ptychography, invece, illumini la moneta con una minuscola torcia migliaia di volte da posizioni leggermente diverse, registrando ogni riflesso. Un computer combina poi tutte queste misure per ricostruire un'immagine molto più nitida di quella che sarebbe possibile ottenere con un singolo scatto.
In sostanza, l'electron ptychography è un esempio di imaging computazionale: la qualità finale dell'immagine dipende non solo dall'hardware del microscopio, ma anche dagli algoritmi matematici che ricostruiscono l'onda elettronica. Per questo è considerata una delle tecniche più promettenti della microscopia moderna.

Per anni abbiamo pensato che il "cervello materno" fosse soprattutto il prodotto della gravidanza.
Poi è arrivato uno studio che ha complicato la storia.
Nel 2014 la neuroscienziata Ruth Feldman e il suo team hanno osservato il cervello di 89 genitori tramite risonanza magnetica funzionale (fMRI): madri biologiche, padri eterosessuali e padri gay che crescevano un figlio come caregiver principali.
Quando guardavano video del proprio bambino, le madri mostravano una forte attivazione dell'amigdala, una regione coinvolta nell'elaborazione emotiva e nell'attenzione verso ciò che conta per noi.
Fin qui, nulla di sorprendente.
La sorpresa è arrivata osservando i padri gay che si occupavano quotidianamente del bambino: la loro amigdala si attivava in modo molto simile a quella delle madri. Allo stesso tempo, mantenevano una forte attivazione delle reti socio-cognitive tipiche dei padri osservati nello studio.
Ma il dato più interessante era un altro.
Più tempo un genitore dedicava alla cura diretta del figlio, più forte risultava la connessione tra queste reti cerebrali. In altre parole, l'esperienza quotidiana dell'accudimento sembrava modellare il cervello.
Questo non significa che gravidanza e ormoni non siano importanti. Significa però che il cervello genitoriale è molto più plastico di quanto si pensasse.
La biologia conta.
L'esperienza conta.
E passare notti insonni, cambiare pannolini, consolare un bambino che piange e accompagnarlo nella crescita lascia tracce profonde anche nel cervello.
Forse una delle lezioni più affascinanti di questo studio è che il cervello non si limita a essere ciò con cui nasciamo.
Diventa anche ciò che facciamo, ogni giorno.
Fonte: Abraham et al., PNAS (2014), "Father's brain is sensitive to childcare experiences".

Ogni caso è un caso a sé. Dipende dalla personalità, da quanta mascolinità e femminilità ci sono in un individuo.
Conosco gay o trans che non hanno attrazione per il sesso femminile e che quindi creano legami di fiducia e amicizia con il mondo femminile. È una verità nota a tutti. E questa verità vale anche al contrario.
Va da sé che una persona biologicamente femminile, con caratteristiche fortemente mascoline, per il bene dell'uguaglianza, non può stare in un carcere femminile.
La legge è fatta per considerare tutti gli individui uguali. Ma non siamo tutti uguali e non tutti abbiamo avuto la stessa storia.

Considerato che il diametro complessivo dell'atomo è centomila volte più grande del nucleo dell'atomo. Significa che l'atomo è costituito in maggioranza da vuoto. È vero?
Sì, l’idea generale è corretta, ma va precisata bene.
Un atomo è composto da un nucleo centrale (protoni e neutroni) e da elettroni che occupano una “nuvola” quantistica molto estesa attorno ad esso. Il nucleo è estremamente piccolo rispetto all’atomo: se l’atomo avesse le dimensioni di uno stadio, il nucleo sarebbe come una pallina al centro.
Il rapporto di cui parli (circa 100.000 volte tra dimensione dell’atomo e del nucleo) è dell’ordine giusto come stima di grandezza.
Quindi è “vuoto”?
In un certo senso sì, ma solo se usi “vuoto” in senso geometrico.
La massa è quasi tutta nel nucleo (oltre il 99,9%)
Il volume, invece, è quasi tutto spazio senza materia “densa”
Però quel “vuoto” non è come uno spazio vuoto classico:
gli elettroni non sono palline che orbitano nel vuoto
sono descritti da funzioni d’onda (probabilità di presenza)
occupano tutto lo spazio attorno al nucleo come una “nuvola”
Un modo più corretto di dirlo
L’atomo è quasi completamente spazio a bassa densità di materia, ma riempito da campi quantistici e probabilità elettroniche.
Un dettaglio importante
Se “schiacciassi” tutta la materia degli atomi eliminando questo spazio, la materia diventerebbe estremamente densa (tipo materia nucleare), come nelle stelle di neutroni.
Quindi gli oggetti che sono formati da atomi come fanno a non unirsi, visto che ogni atomo è composto da spazio vuoto?
Ottima domanda, perché qui c’è un equivoco molto comune: il fatto che gli atomi siano “quasi vuoti” non significa che la materia possa attraversarsi o che tutto dovrebbe collassare insieme.
La chiave è che gli atomi non si comportano come piccoli oggetti solidi con bordi rigidi, ma come sistemi dominati dalla fisica quantistica ed elettromagnetica.
1. Gli elettroni si respingono
Quando due oggetti si avvicinano, quello che interagisce davvero sono le nuvole di elettroni.
Gli elettroni hanno carica negativa
Due nubi elettroniche che si avvicinano si respingono elettrostaticamente
Questa è già una barriera molto forte.
2. Il principio di esclusione di Pauli (il motivo più profondo)
C’è un principio ancora più importante:
Principio di esclusione di Pauli: due elettroni non possono occupare lo stesso stato quantico.
In pratica:
gli elettroni non possono “schiacciarsi” negli stessi stati energetici
quando provi a comprimere due atomi insieme, gli elettroni sono costretti a cambiare stato
questo richiede energia → si manifesta come una fortissima resistenza alla compressione
Questo è il motivo fondamentale per cui:
non attraversiamo i muri
gli oggetti hanno volume
la materia è stabile
3. Non è “vuoto libero”, ma campo elettronico
Dire che l’atomo è vuoto è un po’ fuorviante.
È più corretto dire:
il nucleo è piccolo
ma lo spazio è occupato da una distribuzione di probabilità elettronica
queste distribuzioni “si scontrano” tra atomi
4. Perché quindi non collassiamo tutto?
Se fosse solo vuoto:
tutto dovrebbe passare attraverso tutto
Ma in realtà:
le interazioni elettromagnetiche
il principio di Pauli
la struttura quantistica degli elettroni
creano una sorta di “rigidità emergente” della materia.
In sintesi
Gli oggetti non si attraversano perché:
gli elettroni si respingono
e soprattutto perché la meccanica quantistica impedisce loro di occupare gli stessi stati
Quindi la “solidità” non viene dal fatto che gli atomi siano pieni, ma dal modo in cui i loro elettroni si comportano.
Il nucleo dell'atomo come gli elettroni è soggetto a stati quantistici? Dove si può trovare in un punto invece che un altro oppure addirittura che può esistere e non esistere contemporaneamente?
Sì, anche il nucleo è un sistema quantistico e quindi non possiede una posizione perfettamente definita come una pallina classica. Tuttavia bisogna distinguere tra diverse idee quantistiche.
1. Il nucleo ha una funzione d'onda
Come gli elettroni, anche il nucleo è descritto da una funzione d'onda.
Questo significa che, prima di una misura, non ha una posizione esattamente definita ma una distribuzione di probabilità.
In linea di principio si può dire:
c'è una certa probabilità di trovarlo qui;
una certa probabilità di trovarlo un po' più in là.
Però la sua incertezza di posizione è molto più piccola di quella degli elettroni perché il nucleo è enormemente più massiccio.
2. Può essere in sovrapposizione?
Sì.
La meccanica quantistica permette che il nucleo si trovi in una sovrapposizione di stati:
due posizioni diverse;
due energie diverse;
due orientamenti di spin diversi.
Questo è stato osservato sperimentalmente in molti sistemi atomici e molecolari.
In formule, uno stato potrebbe essere rappresentato come:
|\psi\rangle = a|A\rangle + b|B\rangle
dove il nucleo non è né solo in A né solo in B prima della misura.
3. "Esistere e non esistere contemporaneamente"?
Qui la risposta è no.
È una formulazione che spesso si sente, ma non descrive bene la meccanica quantistica.
Un nucleo non è contemporaneamente esistente e inesistente.
Può invece essere in una sovrapposizione di stati fisici diversi.
Ad esempio:
qui e là;
con spin su e spin giù;
decaduto e non decaduto (nel caso di un nucleo radioattivo).
Quest'ultimo caso è ciò che ha ispirato il famoso esperimento mentale del gatto di Erwin Schrödinger.
4. Perché normalmente vediamo il nucleo in una posizione precisa?
Perché il nucleo non è isolato.
Interagisce continuamente con:
gli elettroni;
la luce;
gli atomi vicini;
il campo elettromagnetico circostante.
Queste interazioni producono la cosiddetta decoerenza, che distrugge rapidamente le sovrapposizioni macroscopiche.
Per questo un atomo reale appare localizzato.
5. Una cosa ancora più sorprendente
In certi casi non solo il nucleo, ma l'intero atomo può comportarsi come un'onda.
Esperimenti di interferenza sono stati eseguiti con:
atomi singoli;
molecole molto grandi;
perfino molecole contenenti centinaia di atomi.
Questo suggerisce che la natura quantistica non appartiene solo agli elettroni: riguarda tutta la materia. Gli oggetti grandi sembrano classici soltanto perché la decoerenza diventa estremamente rapida.
In un certo senso, quindi, il nucleo non è una piccola biglia solida al centro dell'atomo. È anch'esso un oggetto quantistico, ma molto più localizzato degli elettroni e molto meno "sfuggente" nelle sue manifestazioni quantistiche.
Spiegami cosa succede davvero quando due superfici “si toccano” a livello atomico.
Quando diciamo che due oggetti "si toccano", a livello atomico succede qualcosa di molto diverso da ciò che immaginiamo nella vita quotidiana.
Immagina due superfici lisce
Anche le superfici più lisce sono in realtà piene di irregolarità microscopiche. Quando avvicini due oggetti, inizialmente si avvicinano solo le punte di queste asperità.
Le nuvole elettroniche iniziano a sovrapporsi
Gli atomi sulla superficie di un oggetto sono circondati dalle loro nuvole elettroniche. Quando due superfici si avvicinano molto:
1. Le nuvole elettroniche cominciano a sovrapporsi.
2. Gli elettroni di una superficie "sentono" quelli dell'altra.
3. Entrano in gioco fortissime forze elettromagnetiche repulsive.
Il principio di Pauli entra in azione
C'è poi un effetto quantistico fondamentale: il principio di esclusione di Pauli.
Gli elettroni appartengono a una categoria di particelle chiamate fermioni. Quando gli elettroni di due atomi vengono forzati troppo vicini, non possono semplicemente occupare gli stessi stati quantistici. Per farli stare più vicini occorrerebbe fornire una quantità crescente di energia.
Questa resistenza si manifesta macroscopicamente come:
la durezza di un materiale,
la sensazione di premere contro un tavolo,
il fatto che non attraversi il pavimento.
Quindi gli atomi si toccano davvero?
Dipende da cosa intendi per "toccare".
Se per toccare intendi:
> "I nuclei degli atomi arrivano a contatto"
allora praticamente no. I nuclei rimangono separati da distanze enormemente maggiori delle loro dimensioni.
Se invece intendi:
> "Le loro regioni di influenza quantistica ed elettromagnetica interagiscono fortemente"
allora sì, ed è questo che chiamiamo contatto.
Quando appoggi una mano sul tavolo
Dal tuo punto di vista la mano è ferma sul tavolo.
Dal punto di vista atomico:
i nuclei della tua mano e quelli del tavolo non si toccano;
le nuvole elettroniche si respingono;
le forze elettromagnetiche e quantistiche si equilibrano.
La sensazione di "contatto" che percepisci è in realtà la risposta dei nervi a queste forze.
Un'analogia utile
Immagina due calamite con lo stesso polo rivolto una verso l'altra. Puoi avvicinarle molto, ma senti una resistenza crescente prima che si tocchino.
Gli atomi si comportano in modo simile, anche se il meccanismo reale è molto più complesso e coinvolge elettromagnetismo e meccanica quantistica.
Per questo motivo, si può dire una cosa sorprendente: nella vita quotidiana quasi nessun oggetto "tocca" veramente un altro nel senso classico del termine. Ciò che chiamiamo contatto è soprattutto l'interazione tra campi e stati quantistici degli atomi.


I giochi dei bambini non sono giochi, bisogna considerarli come le loro azioni più serie.
Michel de Montaigne.
I giochi dei bambini non possono essere considerati semplicemente “giochi” in senso superficiale, perché rappresentano per loro le attività più serie e coinvolgenti. Attraverso il gioco il bambino esplora il mondo, costruisce significati, sperimenta il successo e il fallimento: in altre parole, vive ciò che per l’adulto equivale alle attività fondamentali dell’esistenza.
Se si considera la felicità come uno stato legato al raggiungimento di obiettivi percepiti come significativi dal soggetto, allora non esiste una gerarchia assoluta tra le esperienze di felicità di individui collocati in contesti diversi. Un individuo che vive in una società altamente tecnologica, scientifica e complessa, e un individuo che vive in un contesto meno sviluppato dal punto di vista tecnologico e sociale, possono sperimentare una felicità di intensità equivalente se entrambi raggiungono obiettivi che per loro hanno valore.
Un individuo che vive in una grande metropoli come Los Angeles e uno che vive in una foresta del Borneo possono provare livelli di felicità comparabili, pur avendo vite completamente differenti.
In questa prospettiva, il "gioco" del bambino e il "lavoro" dell’adulto non sono qualitativamente opposti, ma occupano una posizione analoga nella struttura dell’esperienza soggettiva: entrambi sono ambiti in cui l’individuo investe sé stesso, si misura con sfide e sperimenta la soddisfazione del successo. Il successo di un adulto nel proprio lavoro produce una forma di gratificazione uguale alla soddisfazione che il bambino prova nel gioco.