La cosa più crudele che mi sta succedendo è essere obbligato a stare lontano da mio figlio, a non vivere con lui, a non poter decidere sulle sue giornate, a non poter dare il mio contributo, il mio appoggio. E questo non è una forma di controllo: è una forma di vigilanza sul suo benessere, sulla sua salute mentale e fisica.
È una crudeltà ricordare, la sera, i momenti in cui stavo insieme alla madre e lui era tranquillo a giocare. È una crudeltà non poterlo vedere più di un giorno e mezzo alla settimana: un giorno, una notte e un altro giorno fino alle otto di sera. Come se fosse un’estraneità.
È una crudeltà sapere che, nonostante lui cerchi me, gli viene vietato di vedermi. È una crudeltà che tutto questo derivi non da particolari motivi, ma dal fatto di non essere il marito della madre. Lei è una persona affettivamente dipendente, rancorosa, che vuole tutto o niente e mette se stessa prima del figlio. Mi dispiace dirlo, ma in questa situazione appare come un mostro.