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Cosa succede nel cervello quando ti prendi cura di un figlio?

Per anni abbiamo pensato che il "cervello materno" fosse soprattutto il prodotto della gravidanza.

Poi è arrivato uno studio che ha complicato la storia.

Nel 2014 la neuroscienziata Ruth Feldman e il suo team hanno osservato il cervello di 89 genitori tramite risonanza magnetica funzionale (fMRI): madri biologiche, padri eterosessuali e padri gay che crescevano un figlio come caregiver principali.

Quando guardavano video del proprio bambino, le madri mostravano una forte attivazione dell'amigdala, una regione coinvolta nell'elaborazione emotiva e nell'attenzione verso ciò che conta per noi.

Fin qui, nulla di sorprendente.

La sorpresa è arrivata osservando i padri gay che si occupavano quotidianamente del bambino: la loro amigdala si attivava in modo molto simile a quella delle madri. Allo stesso tempo, mantenevano una forte attivazione delle reti socio-cognitive tipiche dei padri osservati nello studio.

Ma il dato più interessante era un altro.

Più tempo un genitore dedicava alla cura diretta del figlio, più forte risultava la connessione tra queste reti cerebrali. In altre parole, l'esperienza quotidiana dell'accudimento sembrava modellare il cervello.

Questo non significa che gravidanza e ormoni non siano importanti. Significa però che il cervello genitoriale è molto più plastico di quanto si pensasse.

La biologia conta.

L'esperienza conta.

E passare notti insonni, cambiare pannolini, consolare un bambino che piange e accompagnarlo nella crescita lascia tracce profonde anche nel cervello.

Forse una delle lezioni più affascinanti di questo studio è che il cervello non si limita a essere ciò con cui nasciamo.

Diventa anche ciò che facciamo, ogni giorno.

Fonte: Abraham et al., PNAS (2014), "Father's brain is sensitive to childcare experiences".